Arduino Maiuri

Features of judicial parody in Herodas’ second mime

Abstract

In his second mime Herodas brutally reveals the contradictions of the Attic judicial system, in which the judge does not take part in the inquiry of the case, nor is he allowed to investigate or choose evidence, but is forced to base his decisions only on what the sides attach to their speeches. This reduces the judge to a mere role of arbitrator and increases the importance of the harangue, because it combines significant objective and subjective elements, such as the report of facts, the correct submission of claims and the positive effect to be produced before the court. Moreover, in that kind of trial, it is the only ground for comparison between the sides. Being aware of this, Herodas makes a vivid caricature of such an important judicial instrument, so that his mime is dominated by the comic-realistic figure of the pimp. Ungraceful, but also extremely human, Baktaros strongly claims respectful treatment, which society denies him because of his immoral job: hence the strong satirical aptitude of this mime.

Aspetti di parodia giudiziaria nel secondo mimiambo di Eroda

Riassunto

Nel secondo mimiambo Eroda mette impietosamente a nudo le aporie dell’ordinamento giudiziario attico, in cui il dikastes non prende parte all’istruzione della causa, né ha libertà di ricerca o scelta delle prove, ma è vincolato esclusivamente a quanto le parti scelgono di allegare ai loro discorsi. Tutto ciò relega il giudice a un mero ruolo arbitrale e accresce l’importanza dell’orazione, che assomma in sé fondamentali elementi oggettivi e soggettivi, come l’esposizione dei fatti, la corretta presentazione delle istanze e l’effetto positivo da suscitare nei giudici. Inoltre, in un simile dibattimento, essa costituisce l’unico reale terreno di confronto tra le parti. Consapevole di ciò, Eroda caricatureggia questo essenziale strumento giudiziario, circoscrivendolo efficacemente nei limiti di un mimiambo, interamente permeato dalla figura comico-realistica del lenone Battaro. Costui, infatti, sgraziato ma anche tanto umano nelle sue accorate rivendicazioni, reclama a viva voce quel trattamento dignitoso che la società non gli riconosce in virtù del suo sordido ufficio: di qui la dirompente vena parodica del mimiambo.

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