Pietro Cobetto Ghiggia

Branded Slaves in Classical Athens?
(Andoc., fr. 3.5 Dalmeyda)

Abstract

On the basis of the analysis of a fragment by Andocides, the possibility that the father of the demagogue Hyperbolos was a ‘branded’ slave under Athenian mint is considered. This information couldn’t be believed as true, but allow to submit some reflections about Athenian slaves conditions, especially about public ones (demosioi). Such malicious portrait of the character of Hyperbolos is ascribable to Attic comedy: similarly to Kleon, he suffers its grotesque and caricatural distortion. Moreover, the allusion to his father brand obviously singles him out as barbaros to all Athenians, a characterisation that deliberately blame of the society led by the worst individuals, similar to mean slaves and thus definitely unworthy to hold the most prestigious posts in the master Greek polis.

Schiavi marchiati a fuoco nell’Atene di età classica?
(Andoc., fr. 3.5 Dalmeyda)

Riassunto

A partire dall’analisi di un frammento di Andocide a proposito del demagogo Iperbolo, si esamina l’ipotesi secondo cui il padre di costui sarebbe stato uno schiavo ‘marchiato a fuoco’ impiegato presso la zecca di Atene: la notizia non può essere ritenuta attendibile, ma consente di presentare alcune considerazioni sullo status degli schiavi ad Atene, in particolare su quelli pubblici (demosioi). Tale malevola tradizione sul personaggio andrà attribuita alla commedia attica; così come Cleone, anche Iperbolo ne subisce la deformazione grottesca, caricaturale. Il riferimento alla marchiatura del padre inoltre lo segnala chiaramente come barbaros a tutti gli Ateniesi: questa caratterizzazione è una critica alla società che ha scelto come guida i personaggi peggiori, paragonabili agli schiavi di categoria infima e quindi assolutamente indegni di rivestire gli incarichi più prestigiosi nella polis signora dell’Ellade.

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